Servizio Fitosanitario

Monitore fitosanitario 2018

Scritto il 29/03/2018
da Amministratore


Bilancio dell'annata fitosanitaria 2017

Le attività di laboratorio per l’anno 2017 hanno interessato principalmente la diagnostica per la identificazione degli agenti di quarantena; obbligatoriamente il Servizio Fitosanitario Regionale è tenuto ad effettuare dei monitoraggi annuali per gli agenti sopraccitati, grazie ad una rete territoriale. Gli ispettori fitosanitari sono impegnati nell’attività di controllo e di sorveglianza del territorio al fine di garantire l'applicazione delle misure stabilite nei decreti ministeriali di lotta obbligatoria.

Durante l’anno non sono stati evidenziati casi e problematiche di particolare interesse fitopatologico, pertanto in questo contesto vengono forniti i dati sulle analisi effettuate ed i dati emersi dalla sola attività di monitoraggio per alcuni agenti, di cui è nota la presenza sul nostro territorio.

Le analisi effettuate dal laboratorio fitopatologico per le attività di monitoraggio sono state quasi la totalità, soltanto il 3,5% è stato realizzato per il supporto specialistico in campo fitopatologico alle aziende agricole.

Analisi realizzate per sezioni di indagine nel 2017



Dati sul Monitoraggio 2017 di Ceratocystis platani

Gli esemplari appartenenti al genere Platanus: P. orietalis, e P. acerifolia sono molto sensibili all'agente del cancro colorato, mentre il Platanus occidentalis sembra dotato di una certa resistenza, pur non essendone immune.

Le piante infette possono avvizzire improvvisamente, in quanto il parassita si stabilisce nei tessuti xilematici. Sul tronco la pianta presenta un cambiamento di colore della corteccia con aree necrotiche nocciola o rosso vinato.

uccessivamente la corteccia si spacca in placche rettangolari che cadono mostrando il sottostante legno che appare bruno fuligginoso. All'interno del cilindro legnoso il parassita produce degli imbrunimenti che si dispongono in senso radiale lungo i raggi midollari, occupando preferenzialmente la zona dell'alburno. Il parassita può facilmente passare da una pianta all'altra anche attraverso anastomosi radicali, molto frequenti fra piante vicine.

Dati sull'attività del Servizio Fitosanitario Regionale nel 2017


Riferimenti normativi DECRETO 29 febbraio 2012: Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione del cancro colorato del platano causato da Ceratocystis platani. DECRETO 6 luglio 2015: che apporta modifiche al DM 29/02/2012 ufficializzando la nuova determinazione in Ceratocystis platani e introducendo la possibilità di piantumazione in aree infette con la varietà Vallis Clausa riconosciuta ufficialmente resistente al fungo


Dati sul controllo dei nematodi a cisti della patata

La lotta contro i nematodi a cisti della patata, consiste nell'attuazione di interventi atti a: 
    a) localizzarne la presenza e determinarne la distribuzione; 
    b) prevenirne la diffusione; 
    c) qualora vengano individuati, combatterli.

Il Compito dei Servizi Fitosanitari regionali è di eseguire tale controllo. Annualmente in regione Campania si realizza il monitoraggio dei campi coltivati a patata da consumo, ispezionando una parte di essi. Il campionamento è effettuato raccogliendo circa 1,5 kg di terreno, attraverso il prelievo di aliquote, secondo una griglia rettangolare che rappresenta l'intera parcella ispezionata. Il campione di terreno è sottoposto ad analisi di laboratorio secondo i metodi per l'estrazione di nematodi a cisti della patata descritti nelle procedure fitosanitarie o nei protocolli diagnostici relativi   a nematodi Globodera pallida e Globodera rostochiensis (norme EPPO), che prevedono l'estrazione di cisti e se del caso, l'identificazione della specie.

Di seguito sono riportati i dati del monitoraggio realizzato nel 2017 sui campioni di terreno, da cui si deduce che sono presenti ancora alcuni focolai di infestazione, nell'areale napoletano ed avellinese.

La specie presente è la Globodera rostochiensis.

Dati sull'attività del Servizio Fitosanitario Regionale nel 2017


Riferimenti normativi Decreto 186/2010: recepisce la direttiva 2007/33/CE del Consiglio, concernente la lotta ai nematodi a cisti della patata e stabilisce i provvedimenti di natura fitosanitaria da adottare sul territorio della Repubblica italiana per la lotta obbligatoria contro la Globodera pallida (Stone).


Monilinia fructicola, M. fructigena, M. laxa (Brown rot – Marciume bruno dei frutti).

Dati del primo monitoraggio in Campania

Il Marciume Bruno delle drupacee è una malattia causata da funghi del genere Monilinia.  Sono diverse le specie che causano la malattia generando rilevanti perdite economiche soprattutto sulle varietà medio-tardive e durante la fase di post-raccolta. Le specie di Monilinia presenti in Europa fino a una decina di anni fa erano due M. laxa e M. fructigena, ma negli ultimi anni una terza specie, M. fructicola si sta diffondendo nei paesi Europei, compresa l'Italia. Quest'ultima specie è inclusa nella lista A2 dell'European Plant Protection Organization (EPPO) tra gli organismi da quarantena ed è soggetta a controllo e monitoraggio per limitarne la diffusione in quanto è ormai evidente l'impossibilità di una sua eradicazione.

Nel 2016 per il primo anno in Campania è stato effettuato un monitoraggio delle popolazioni di Monilinia spp. Nel corso dell'estate-autunno sono stati raccolti un totale di 503 campioni costituiti da germogli, fiori e/o da frutti infetti coltivati in diversi frutteti soprattutto nelle province di Napoli, Caserta e Salerno, da frutti infetti prelevati nei centri di lavorazione e da alcuni frutti provenienti dai mercati rionali. Sono state analizzate drupacee e mele.

Sono stati visitati 55 fra aziende e siti di 31 comuni delle 5 province campane con prevalenza di CE, NA e SA. Sono stati raccolti e sottoposti ad analisi 503 campioni di 42 cv di pesco, 10 cv di albicocco, 4 di susino, 2 di ciliegio e 4 di melo.
Complessivamente sono stati ottenuti 431 isolati fungini e un campione rappresentativo di essi è stato sottoposto a procedura di identificazione molecolare. Per questo si è utilizzata la metodica della Multiplex PCR come descritta in Petria (protocolli diagnostici), impiegando però un kit commerciale per l'estrazione del DNA dal micelio fungino.

Nel corso del 2017 le analisi effettuate hanno permesso di identificare 174 isolati di cui 123 appartenenti alla specie M. fructicola, 22 alla M. laxa, 3 alla M. fructigena e 12 a Sclerotinia sclerotiorum; su 7 campioni sono state rilevate infezioni miste di M. fructicola e M. laxa e su 5 di albicoccoinfezioni miste di Monilia e Sclerotinia.  M. fructicola e è stata trovata in maniera prevalentesu nettarine, pesche e susine. M. laxa è stata trovata soprattutto su albicocche e in un solo caso su ciliege e platicarpa.  M. fructigena è stata ritrovata esclusivamente su mele; su due campioni di queste ultime è stata però rilevata la presenza di M. fructicola.  Sono state avviate, e sono tuttora in corso, prove in vitro per saggiare la sensibilità di un numero rappresentativo di isolati a sei dei prodotti commerciali più utilizzati in regione per combattere la malattia.



Dati sul monitoraggio di Grapevine flavescenze doreé 
(Flavescenza dorata della vite)

L'agente causale della flavescenza dorata (FD) è un fitoplasma, appartenente al gruppo dei giallumi della vite, che si insedia nei tessuti floematici dell'ospite e ne provoca il blocco della linfa elaborata, inducendo uno squilibrio delle attività fisiologiche della pianta stessa. Il nome viene attributo dalla colorazione gialla dorata che assumono le foglie, i tralci ed i grappoli dei vitigni colpiti.

La malattia ha gravi ripercussioni sulla quantità e qualità della produzione a causa dell'aborto dei fiori e del disseccamento e colatura delle infiorescenze. I grappoli che maturano in modo disforme, portano acini fortemente raggrinziti o disidratati, soggetti ad una abbondante cascola, tanto che nel periodo della raccolta si possono notare molti raspi completamente privi di bacche. La malattia si diffonde a grande ed a breve distanza rispettivamente per:

  1. moltiplicazione di materiale vegetale infetto, cioè uso di marze e portainnesti infetti (anche se la trasmissione della malattia alle barbatelle avviene in percentuale molto bassa).
  2. trasmissione per mezzo d'insetto vettore.

Il Piano di Monitoraggio per l'annata 2017 ha previsto un numero di ispezioni realizzate in particolare ad Ischia per la valutazione del grado di infezione presente.

I prelievi hanno riguardato la campionatura di piante sintomatiche, i cui sintomi possono essere facilmente confusi con quelli imputabili ad altri fitoplasmi ed ai virus della vite.

Sono stati inoltre controllati i campi di piante madri ed i vivai ai sensi del D.M. 8/02/2005 che disciplina la commercializzazione dei materiali di moltiplicazione della vite.

Le cultivar analizzate sono state: Sangiovese, Biancolella, Trebbiano, Falanghina, Piedirosso, Forastera, cv. selvatica.

Le analisi sono state realizzate con l'elaborazione di protocolli Eppo attraverso analisi molecolari NESTED PCR.

In tutto sono stati analizzati 41 campioni, di cui 37 provenienti dall'isola di Ischia e 4 provenienti dalla provincia di Caserta. Dei 37 campioni prelevati ad Ischia, 20 sono risultati positivi all'analisi Nested PCR. Nessuno di quelli provenienti da Caserta è risultato positivo.

Una parte dei campioni analizzati è stata inserita nel monitoraggio predisposto per il cofinanziamento della UE.

 

 


RIFERIMENTI NORMATIVI Decreto n. 32442 del 31 maggio 2000 recante misure obbligatorie contro la Flavescenza dorata della vite. Decreto regionale n. 510 del 03/12/2012: Lotta obbligatoria contro la Flavescenza Dorata della vite, divieto di movimentazione del materiale di moltiplicazione dell'isola di Ischia. Decreto regionale n. 132 del 03/04/2013: Misure fitosanitarie regionali per l'applicazione del Decreto Ministeriale 31 maggio 2000 per la lotta obbligatoria contro la Flavescenza Dorata della vite. Decreto regionale n. 43 del 31/10/2017: divieto di movimentazione dei materiali di moltiplicazione della vite nell'isola d'Ischia


Dati sul monitoraggio della Xylella fastidiosa

Normativa di riferimento Xylella fastidiosa:

Decisione UE/2015/789 "Misure per impedire l'introduzione e la diffusione nell'Unione di Xylella fastidiosa ".

Decreto Ministeriale 19 giugno 2015 che individua i Servizi Fitosanitari regionali competenti ad effettuare indagini ufficiali per la determinazione della presenza di Xylella fastidiosa nei territori di competenza, sulla base di uno specifico piano di monitoraggio annuale.

La Commissione Europea con comunicazioni tecniche conferma che la Xylella fastidiosa (Wells et al.) è uno dei batteri delle piante più pericolosi al mondo e provoca tutta una serie di malattie che determinano un enorme impatto economico per l'agricoltura, i giardini pubblici e l'ambiente.

Vi sono quattro sotto specie di Xylella fastidiosa segnalate in tutto il mondo - fastidiosa, pauca, multiplex e sandyi sono inoltre, state individuate altre sottospecie e delle ricombinazioni nell'ambito della stessa o di altre sottospecie diverse.

Il batterio vive nello xilema delle piante e viene diffuso di solito da insetti vettori.I sintomi associati alla presenza della Xylella fastidiosa nelle piante variano notevolmente da infezioni latenti alla morte della pianta. Le infezioni si possono manifestare anche entro un tempo limitato, in base alla specie vegetale ospite e al livello di inoculo batterico, nonché alle condizioni climatiche.

Per la identificazione del patogeno, date le sue caratteristiche, la Commissione Europea ha dato alcune indicazioni per la metodologia di analisi da adottare nelle aree in cui l'agente non è presente. A tal fine le determinazioni analitiche devono essere effettuate attraverso saggi molecolari, in quanto di maggiore sensibilità.

Il Piano di Monitoraggio per l'annata 2017 ha previsto un numero minimo di 200 ispezioni, sono stati raccolti 243 campioni e sottoposti ad analisi.

I prelievi hanno riguardato la campionatura di piante asintomatiche, con sintomi imputabili ad altre patologie comuni e con sintomi di bruscatura delle foglie. Le specie analizzate sono:

Olea europea, Cytisus scoparius, Grevillea spp., Laurus nobilis, Lavandula spp., Myrtus communis, Nerium oleander, Polygala myrtifolia, Prunus avium, Pyrachanta, Rosmarinus officinalis, Salvia officinalis, Viburnum spp.

La metodica utilizzata è la LAM PCR e la Real Time PCR.

Schema  dati dei campioni analizzati.

Normativa di riferimento:

Linee Guida

DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2017/2352 DELLA COMMISSIONE del 14 dicembre 2017 (modifica la decisione di esecuzione (UE) 2015/789)

DECRETO 7 dicembre 2016

Procedura per il rilascio dell'autorizzazione all'emissione del passaporto delle piante per i vegetali ospiti di Xylella fastidiosa

DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2016/764 DELLA COMMISSIONE del 12 maggio 2016 (modifica la decisione di esecuzione (UE) 2015/789)

Rettifica della decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione, del 18 maggio 2015

Aggiornamento della normativa su XYLELLA FASTIDIOSA (Circolare 14 marzo 2016)

Decreto Ministeriale n. 736 del 18 febbraio 2016: modifica del decreto 19 giugno 2015

Decreto ministeriale n. 735 del 18 febbraio 2016 definizione aree indenni da Xylella fastidiosa

DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2015/2417 DELLA COMMISSIONE del 17 dicembre 2015

DECRETO 7 ottobre 2015

Piano d'azione della Regione Campania (23 giugno 2015)

DECRETO 19 giugno 2015

DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2015/789

DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 13.02.2014 

DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE del 23.07.2014



I danni da infezione da virus in Campania nell'annata 2017

CTV. Dalla campagna di controllo della tristezza degli agrumi nel 2017 si è vista una forte incidenza su mandarino ed arancio, sia in giardini privati che nei vivai. Nonostante il tempestivo intervento di eradicazione messo in atto, si teme l'individuazione di nuovi casi sia per l'emergenza della latenza, sia per la pratica di riproduzione vegetativa, in particolare attraverso margotta, diffusa ed apprezzata nell'ambito dilettantistico.

Sono stati analizzati 1487 campioni prelevati in campo ed in vivaio. Dei campioni prelevati nei vivai di piante da frutto e ornamentali, 13 sono risultati positivi, i vivai con presenza dell'infezione sono distribuiti in tutto il territorio regionale. Sono, inoltre, risultati positivi 192 campioni prelevati presso agrumeti commerciali, giardini e collezioni scientifiche, negli areali del napoletano, casertano e salernitano. Per questo virus è vigente il D.M.  31 ottobre 2013. Misure fitosanitarie per il controllo del virus della tristezza degli agrumi, che riporta le indicazioni riguardanti la costituzione della rete di monitoraggio, la metodologia di campionamento, i metodi di diagnostica validati, le misure da adottare dai SFR in caso di presenza di infezione, ecc. 

PMoV. Il Parietaria mottle mosaic virus è stato segnalato in Campania per la prima volta su pomodoro nel 1999; nel 2002 è comparso su Mirabilis jalapa (prima segnalazione a livello mondiale sulla specie); nel 2016 ha infettato il peperone sempre in Campania (prima segnalazione Italiana sulla specie); infine nel 2017 è stato trovato per la prima volta su Diplotaxis tenuifoli (rughetta in Campania ( prima segnalazione sia in Campania che  nel mondo. Sulle coltivazioni di pomodoro e peperone da pieno campo, spesso è stato trovato in infezione mista con altri virus (e.g. TSWV e CMV).

PPV. Non regredisce dove insediato il Plum pox virus in Campania. Ormai accertata fin dal 2010 la presenza in campo dei ceppi PPV-M e PPV-D, il susino si conferma l'ospite più colpito insieme con l'albicocco. Ovviamente piante isolate e campi abbandonati rappresentano un notevole serbatoio virale d'infezione, la possibilità di ricombinazione dei ceppi è un rischio reale, l'aumento dei casi di infezione sul pesco è un indice significativo di cui tener conto.

I campioni sono stati prelevati in provincia di Caserta, dove la frutticoltura è molto sviluppata.  Le analisi sono state realizzate su solo casi sospetti nel corso dei rilievi in campo fatti dagli ispettori fitosanitari, il metodo di indagine è quello sierologico (Lateral Flow ed ELISA). Quattro campioni di pesco nell'areale di Mondragone sono risultati positivi, pertanto si è proceduto all'applicazione dei decreti sopra indicati.

VIRUS PPV: Campioni esaminati 

Prunus persicae: 6

Prunus Armeniaca: 1

Prunus domestica: 1

Sharka Per questo virus sono vigenti il D.M. 28 luglio 2009 ed il DM 19 febbraio 2016: "Lotta obbligatoria contro il virus della «Vaiolatura delle Drupacce» (Sharka)", che impongono quanto segue: 
Al di fuori delle zone di insediamento è fatto obbligo a chiunque di segnalare ogni caso sospetto di PPV al Servizio fitosanitario regionale competente che provvede ad effettuare ispezioni visive e, se del caso, analisi virologiche ufficiali. Le ditte che commercializzano e le industrie di trasformazione che acquistano frutti di drupacee, hanno l'obbligo di segnalare al Servizio fitosanitario regionale competente la presenza di partite di frutti con sintomi di PPV, fornendo copia della relativa documentazione commerciale.

Tobamovirus. Si è registrata una recrudescenza di infezioni causate da tobamovirus su peperoncino di fiume in coltivazioni protette dell'area vesuviana. I virus individuati sono stati ToMV, TMGMV PepMMV. Tali casi sono con molta probabilità da imputare alla scarsa sanità del seme impiegato legato alla pratica assai diffusa per tale ecotipo di peperoncino di autoriprodurre il seme senza le opportune cautele di profilassi.

ToLCNDV. Anche quest'anno la virosi da Tomato leaf curl New Delhi virus si conferma d'incalzante attualità nelle coltivazioni dello zucchino, sia in piano campo sia in serra, nelle province di Caserta e di Napoli. Sono state individuate inoltre infezioni da ToLCNDV su varie tipologie di zucca coltivata in Campania (es. Lunga di Napoli), e su melone ed anguria. Il dato più preoccupante è il rinvenimento, in provincia di Caserta, di casi di infezione da New Dehli.  Su melanzana (la violetta di Napoli) sono state individuate piante con giallumi apicali vistosi associati alla presenza del virus con un'incidenza del 10%, mentre su peperone (ibridi tipo Eppo, Almuden) il virus si è manifestato con una sintomatologia grave ma fortunatamente apparsa quasi a fine produzione,  ma con un'incidenza consistente del 50 % di piante colpite.

Questi primi rinvenimenti su piante solanacee devono suonare come un campanello d'allarme dal momento che il ToLCNDV è dotato di una notevole plasticità e di rapida adattabilità ad ospiti alternativi alle cucurbitacee. E' quindi essenziale un'attività di monitoraggio capillare ed accurata che comprenda anche altre specie ortive, potenziali ospiti definitive del virus. 
Durante l'anno sono stati analizzati per il virus in questione 40 campioni e più della metà sono risultati positivi.

TSWV. Nel 2017 sono stati identificati ancora troppi casi di attacchi provocati da TSWV su varie colture – dalla lattuga al crisantemo – per poter affermare che la gestione della relativa virosi è pratica consolidata. 
Nel corso del 2017 particolarmente colpite in Campania sono state le colture da foglia edibile come lattuga, scarola, endivia; gli stessi ibridi di peperone con resistenza a TSWV mediata dal gene Tsw.

FIGURA 1 - lattuga attaccata da TSWV, in evidenza il fatto che si tratta di piante giovani

FIGURA 2 - attacco da tobamovirus in coltivazione di peperoncino da fiume, nella foto: piante infette nella fila in basso, fila in alto sane

FIGURA 3 - infezione da ToLCNDV in zucca lunga napoletana